A porta chiusa
Gruppo N

11 – 13 dicembre 2010

Cinquant’anni dopo la storica mostra a porte chiuse del gruppo N, la galleria Allegra Ravizza Art Project è lieta di celebrarne il cinquantenario.

Dal giorno 11 al 13 dicembre 1960 il gruppo enne espone nella propria sede.
“NESSUNO È INVITATO A INTERVENIRE”
La sede rimarrà chiusa per tutta la durata dell’esposizione.
All’interno del cartoncino d’invito 3 foglietti colorati più uno bianco con gli auguri di buon natale così sottoscritti:
tinobertoldoalbertobiasienniochiggiotoninocostatolocustozaedoardolandigaetanopescemanfredomassironi

A Padova, la sede al civico 3 di via S. Pietro era stata concessa dalla proprietaria, per una lira d’affitto all’anno, ai giovani del gruppo N, con lo scopo di “sanarla” da un recente passato di casa chiusa e nella speranza che gli artisti facessero così tanta confusione da far sloggiare le “inquiline” rimaste.
“Un falegname – racconta Biasi– si distinse per assiduità nel visitare le prime mostre; un giorno rimase a lungo di fronte a un mio quadro rosso e, quando gli chiesi il motivo, disse: ‘el me scusa sa sior, ma vedeo: su sto muro ghe iera un comò, mi toevo in braso na toseta tutta nuda e gheà sentavo desora’ e fissando il quadro ripeteva: ‘quanto ea iera bea’. Anche in seguito tornò più volte, forse alla ricerca di nessi fra sesso e arte cinetica”.
In quel fatidico 11 dicembre 1960 gli spettatori non videro nulla, in ogni caso, tranne una porta chiusa: fu questa la terza mostra organizzata dal Gruppo N nella propria sede.
Una mostra di protesta, soprattutto di lucida e ludica provocazione. Un giornalista scrisse che spiando dal buco della serratura aveva visto “opere di pregevole fattura”. Internamente lo spazio era totalmente vuoto. Nel suo percorso il gruppo N manifestò più volte la sua matrice dadaista; aspetti di forte contestazione “irrazionalista” sono presenti anche in altre mostre come la mostra del Pane “Contro il culto della personalità e contro il mito della creazione artistica” del 18 marzo 1961. Nel cartoncino invito si legge: “Queste opere possono essere considerate artistiche: la loro concretizzazione non è determinata dall’idea estetizzante del bello, nasce da una intrinseca necessità di un perfezionamento qualitativo; ( … ). Non esprimono nessun personalistico mondo interiore, assolvono una funzione sociale … gruppo enne”.
In quegli anni le associazioni artistiche di Padova, come d’altronde di molte città italiane, organizzavano mostre per i loro iscritti; i pittori, che erano sostenuti e amati dalla borghesia cittadina, erano spesso iscritti alle associazioni cattoliche che ne promuovevano il lavoro con disponibilità di fondi e spazi espositivi. Fece eccezione il Gruppo N che, ritenendo sterili quelle dinamiche, organizzò a proprie spese mostre di gioielli d’artista, musica scritta e sperimentale, di Calderara, Munari, Dadamaino, del piano regolatore di Amsterdam, del grattacielo Galfa, dei progetti del Bauhaus di Ulm, del Gruppo T e GRAV, arrivando al 1963. In questo modo il Gruppo N offriva, a chi avesse voluto aggiornarsi, la conoscenza dei fenomeni che determinavano i problemi e le conquiste del tempo.

Scriveva Alberto Biasi nel 1959:
“Nel XX secolo il pensiero scientifico si sta rinnovando totalmente. Sono crollati principi e credenze. Le teorie della relatività prima e dell’indeterminazione più tardi hanno modificato il linguaggio e i metodi della fisica. Oggi nuovi orientamenti scientifici ci porteranno forse a nuove e più oggettive formulazioni circa i fenomeni e la struttura della materia. Nel XX secolo la filosofia ha conosciuto una profonda crisi. Si è rifugiata nella tradizione per cercare la soluzione ai problemi che le venivano sottoposti e non le ha trovate. Ora attraversa un periodo di completo rinnovamento di interessi e di fini.
L’arte del nostro secolo ha seguito la stessa parabola. Con il cubismo è iniziata una ricerca affannosa e poliedrica di un linguaggio che figurasse una nuova concezione della vita e del mondo.
Più tardi con De Stijl e il Suprematismo, la geometria ha raggiunto nuovi valori plastici, si è riaffermata la bidimensionalità della superficie figurabile contro ogni illusione prospettica e si è conclusa in una nuova visione della pittura, più aderente ai problemi e alle realizzazioni del razionalismo e del funzionalismo architettonico. Contemporaneamente l’esasperazione espressionista, specchio dell’alienazione e del caos sociale politico (tuttora esistenti), negava la realtà stessa pur di affermare l’individualismo assolutista. La logica evoluzione di queste esperienze sembrerebbe essere l’automatismo e l’informale positivo, cioè l’esaltazione di una tecnica come valorizzazione del gesto.
Essendo gli aspetti più evidenti del momento artistico contemporaneo il nichilismo formale e contenutistico e il graduale annientamento espressivo del mezzo pittorico tradizionale, si sta formando una necessaria crisi di linguaggio, che non può più interessare solo gli artisti, i critici o gli appassionati, ma indica un approfondimento da parte di tutti gli individui, diventando la sua stessa risoluzione di interesse generale nell’ambito di un rinnovamento di vita. Perciò i problemi artistici acquistano la stessa importanza etica di quelli scientifici, filosofici e sociologici dovendo anzi essere in continuo contatto, affinché non ci sia soluzione in un campo che non porti mutamenti nell’altro”.
Biasi guardava al futuro e i toni di questo testo restano validi così come la crisi di linguaggio continua ad affliggere la nostra cultura. Basti pensare che già alla Biennale di Venezia del 1964, il Gruppo N presentò un’installazione con luci e musica elettronica proponendo, insieme ad altri, un linguaggio nuovo che venne difficilmente digerito dal pubblico e dalla giuria. La complessità della ricerca dell’arte cinetica e programmata aprì la strada per il successo della Pop Art anche in Italia; quest’ultima decisamente meno intellettuale, colorata, figurativa, era perfetta per diventare lo status symbol di una generazione che non aveva avuto una formazione adeguata. Il conflitto intellettuale che nacque da queste ricerche non si esaurì solo con gli antagonisti oltre oceano; come sottolineò Italo Mussa nel 1976: “Ora il barcollante esistenzialismo della pittura informale è soltanto un ricordo: la non tecnica del gesto gli ha sbarrato per sempre la strada, dischiudendo un orizzonte estetico dove, ad esempio, l’oggetto artistico può anche configurarsi in un’affermazione come questa: “nessuno è invitato a intervenire”.
La “Porta”, reperto storico della mostra chiusa nella sede del Gruppo N, è stata gentilmente prestata per quest’occasione dall’Archivio Alberto Biasi